A che serve la crociata. Viva Brugnaro. Cosa insegna la storia della “deportazione”
10 AGO 20

Al direttore - Franceschini è come un artista sperimentale, con la sua performance di nominare sette direttori stranieri per i più importanti poli culturali italiani, ha catalizzato, in una giornata di canicola estiva, l’attenzione dell’opinione pubblica su qualcosa di culturale. Era immaginabile il malcontento per le nomine forestiere, da chi è abituato a pensare l’arte italiana come trofeo e perciò non perdona a Napoleone, il finto, furto della “Gioconda”, che in realtà fu portata da Leonardo in Francia. I musei custodiscono la storia del mondo e dei popoli ed è coerente con il messaggio culturale essere diretti da chi plurititolato ha dimostrato di saper studiare, capire e accrescere la cultura. Perché non c’è altro successo di un museo che produrre cultura.
Giovanni Negri Brusciano
Giovanni Negri Brusciano
Al direttore - Una conoscente, insegnante, di Bologna ha fatto domanda per un posto in Sardegna e mi ha detto che se l’otterrà, andrà un paio di volte poi si metterà in aspettativa... moltiplichiamo per millanta altri casi? Non sarebbe il caso di inserire una clausola di qualche tipo che costringa a un impegno più responsabile?
Franca Pece
Franca Pece
La storia della “deportazione” degli insegnanti, come ha scritto benissimo Mario Sechi sulle nostre pagine, è il riflesso perfetto del pigro immobilismo del nostro paese. Esemplare, davvero.
Al direttore - Vorrei invitare Elton John a limitarsi a scrivere canzonette e non esprimere giudizi offensivi sul sindaco di Venezia così come noi italiani non abbiamo mai espresso giudizi offensivi sul capo del governo inglese quando, con un’azione sconsiderata, ha destabilizzato la Libia provocando quel disastro che è evidente a tutti.
Anna Solitro
Anna Solitro
La ciliegia è una brugnariana della prima ora.
Al direttore - Giuliano Ferrara ha scritto l’articolo “Cacciatori di teste per musei. A Palmyra” e il commosso ricordo “Addio a don Ciccio, il tomista caritatevole”. Ritengo che tra i due articoli ci sia un legame, intimo e trasparente allo stesso tempo: da un lato la morte, naturale e per volontà di Dio, di don Ciccio Ventorino ci ricorda, con pungente amarezza, che non riserviamo più la dovuta attenzione alla grande tradizione del pensiero realista aristotelico-tomista, perdendo così la dimensione e l’esercizio dell’intelletto giudicante; dall’altro lato, come effetto di quanto sopra, ci rifiutiamo di comprendere il vero significato della brutale decapitazione islamista del custode di Palmyra, Khaled Asaad, e non riusciamo – perché ingiudicanti – a intraprendere la dovuta azione militare anti islamista di “violenza incomparabilmente superiore”.
Alberto Bianchi
Alberto Bianchi
Al direttore - Raffi Freedman-Gurspan è entrata a far parte dello staff presidenziale di Barack Obama in quanto transessuale impegnata a migliorare la vita degli altri transessuali. Come “programma” non mi sembra un gran che, evidentemente basta poco per far parte dello staff della Casa Bianca. Chissà se in quello staff ci sarebbe posto per chi volesse tutelare il diritto alla nascita dei bimbi concepiti? Penso siano molti più dei transessuali e assolutamente incapaci di autodifesa, perciò più bisognosi di programmi che riguardino, più che il miglioramento della loro vita, la loro possibilità di vita. O no?
Roberto Bellia
Roberto Bellia
Al direttore - Scrive John Cochrane sul Foglio: “Per un alcolizzato, è sempre meglio non lasciarsi andare a un bicchiere di vino occasionale”. E’ solo questo che abbiamo perso, aderendo alla moneta unica. La libertà di berci un bicchierino, l’ultimo, per carità. Oggi, 19 agosto 2015, decennale italiano 1.8. Decennale Usa 2.2. Chi non fosse un cialtrone avvinazzato saprebbe approfittarne, credo.
Marco Di Mattia
Marco Di Mattia
Al direttore - In genere considero il tempo e i soldi ben spesi quando in un testo trovo un singolo concetto nuovo o almeno interessante (vedasi il Foglio). In Houellebecq se ne trovano praticamente a ogni pagina, fossero anche solo delle forme. In Saviano non se ne trova uno neppure a cercarlo tra le righe, forse perché scrive solo quello che il pecorone di sinistra vuole leggere.
Guido Valota
Guido Valota